Riflessione per due amiche che se ne sono andate...

L'ultima settimana è stata molto difficile, ho perso due amiche.
Una in modo violento, inaspettato e decisamente sconsiderato: si è suicidata il giorno del suo compleanno.
L'altra è morta dopo una malattia incurabile: un tumore al cervello che l'ha distrutta in poco più di un anno.
Fa male. Ho sofferto e soffro.
Il mio intento non è quello di condividere con voi i ricordi, le emozioni e la tristezza. Piuttosto sto cercando di capire perché mi sento svuotato. Perdere delle amiche è triste, sempre. Loro erano amiche d'infanzia, una da sempre, l'altra dalle superiori. Insomma almeno 25 anni di conoscenza e, a dispetto del fatto che ci frequentassimo poco, c'era affetto vero e sincero tra di noi.
La prima cosa che mi viene in mente, banale, è che ora non posso più sentirle, neanche occasionalmente come capitava negli ultimi anni. Non ci sono più e basta.
Quindi un pezzo della memoria è andato. Il loro punto di vista non c'è più, i nostri ricordi in comune sono diventati i miei; quei piccoli e grandi eventi consumati insieme sono sbiaditi.
Il fatto è che io spesso mi aggiusto le cose come preferisco. Un po' distorco, un po' dimentico e un po' esagero, e mi rendo conto che ho perso un pezzo della quadratura di alcuni ricordi. Saranno per sempre diversi. Uno specchio magico che deforma l'immagine della mia memoria. Nessuno che può dirmi come distorce questo specchio: allunga? Accorcia? Allarga? Ho perso un pezzo di consapevolezza. Provate ad immaginare di guardarvi per la prima volta allo specchio senza sapere come siete fatti, se questo specchio vi deforma, voi penserete di essere come vi vedete. E senza una persona che vi aiuta a ritrovare le giuste misure avrete un'idea errata di come siete.
E poi avete presente la musica? Provate a suonare a memoria una canzone. O siete dei maghi o siete dei professionisti del suono oppure cambierete il senso della partitura. Io non sono ne mago ne professionista, sono un uomo stonato. Ed ora, senza due stelle, sono consapevole che alcune canzoni andranno perse, almeno per come erano state concepite. Per usare un detto romano: da qualche giorno "me la suono e me la canto da solo". E questo non mi piace.
La seconda cosa è un po' più difficile da spiegare, devo fare un giro lungo per esprimerla.
Ogni volta che incontro una persona della mia infanzia mi comporto da imbecille. Sono stupidamente felice, senza motivo. Solo l'idea di incontrare certe persone mi rende allegro. Credo perché con certe persone ho condiviso momenti belli, ho una traccia emotiva positiva, allegra. Ci sono delle persone con le quali ho fatto le prime esperienze, ce ne sono altre che hanno vissuto con me dei momenti felici. E poi incontrare persone legate all'infanzia o all'adolescenza ti riporta indietro. Quando era tutto più semplice, quando avevi meno responsabilità e tutto era possibile.
Rivedere certe persone vuole dire fare un salto indietro nel tempo e riassaporare un po' di quei momenti. Aprire una finestra sul passato, guardarci dentro e cercare la felicità, quella sensazione dell'avere ancora a disposizione tanto tempo.
Ora che loro non ci sono più, mi sento defraudato. E' come se mi avessero rubato un pezzo della mia memoria: manca un tassello al mio puzzle.
Manca una tessera nella mia storia e manca un pezzo della mia felicità.
Ne traggo due conclusioni: non voglio avere il rimorso delle frasi non dette, non voglio più incontrare le persone che amo ai funerali.
Questo vuol dire che mi impegnerò a condividere amorevolmente le mie emozioni, dirò quanto voglio bene ai miei amici, dirò loro quello che sento liberamente. Incontrerò gli amici il più possibile, anche quando sarò stanco farò uno sforzo per ritrovarli anche solo per un abbraccio rapido.
Però...
...però,
insieme a voi era più facile guardarsi dentro,
insieme a voi era più facile suonare,
insieme a voi il puzzle della mia vita era più completo.
Senza di voi, so che nel futuro avrò meno occasioni per essere stupidamente felice.

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