Cosa strana è il condividere, perché dopo avere parlato della mia esperienza con un gruppo di pallavolo (un pensiero felice), una ragazza mi ha chiesto di poter rispondere alle mie parole.
Per questo oggi presto il mio Blog a Flaminia, grazie!
"Una passeggiata con la borsa in spalla, mangiando una mela, dopo l’ultima lezione pomeridiana. Dall’uscita giù a sinistra, attraversata la strada poco più avanti, sulla destra… il Cus. Salgo gli scalini, saluto il mitico Italo, si parla due minuti del più e del meno. Mi sento carica oggi.
Scendo le scale con passo leggero, io non sono leggera ma il mio cuore sì, ogni volta che scendo queste scale. Entro nello spogliatoio, sono la prima oggi. Inizio a cambiarmi, dopo fuseaux e maglietta tocca a calzini, scarpe (rigorosamente Asics) e ginocchiere, calate alla caviglia. Poi l’ultimo rito, mi tiro 4-5 dita e le incerotto, la fascetta bianca diventerà grigia a fine allenamento. Mi piace, insieme alle ginocchiere e alle Asics fa di me una pallavolista. Che importa se giochiamo in una fascia infima, la più bassa? Siamo vere giocatrici.
Nel frattempo hanno cominciato ad arrivare le mie compagne. Saluti, baci, abbracci, pacche sulle spalle.
Oggi cosa ci farà fare Massi? Oggi voglio provare quella nuova battuta. Oggi se mi mette in difesa non voglio sbagliare una palla. Siamo tutte diverse, per età, corso di studi, vita vissuta. Ma siamo una squadra, su questo non c’è dubbio!
Ecco Chicca, la mia compagna di riscaldamento. Posso riscaldarmi con tutte, ma con lei abbiamo un’intesa perfetta. Siamo pronte, scendiamo in campo. Mi piace la palestra del Cus, con il parquet e tanto spazio intorno. A Via Panisperna stiamo più strette ma insomma, alla fine l’importante è giocare. A volte vado per un quarto allenamento con la squadra maschile, ogni minuto passato in palestra e sotto rete è un buon minuto.
Ci riscaldiamo tutte insieme, con gli esercizi di stretching che Massi ci ha insegnato. Massi non ci fa correre. È il primo allenatore di pallavolo che conosca che non ci fa correre in cerchio nella fase iniziale del riscaldamento, forse perché sa che non abbiamo un’autonomia illimitata e non vuole farci bruciare carburante all’inizio. In ogni caso gliene sono grata, ci riscaldiamo bene con lo stretching e quando prendiamo la palla non sono già stanca.
Addominali, piegamenti sulle gambe… lo stretching è finito, si prende la palla. Amo la sensazione della palla, leggera, sulle dita. Amo fermare un attacco con un muro ben piazzato in posizione 2. Amo fintare un attacco e piazzarla dietro il muro, dove non c’è nessuno. Amo la mia battuta corta, che cade proprio dietro la rete a volte, se non ci finisce sopra, e quando va così è difficile da prendere. Amo battere il 5 alle compagne quando segniamo un punto, e anche quando lo subiamo, siamo una squadra anche nelle (poche) sconfitte.
Odio sbagliare, come ogni giocatrice che si rispetti, e diciamolo la ricezione non è proprio il mio punto forte.
Ma ci provo. È questo il punto. Ci proviamo. Nonostante abbiamo tutte lezioni, esami da preparare, e mezzi da prendere per interminabili viaggi di ritorno a casa, siamo sempre tutte qui, e ci proviamo, e miglioriamo, e quasi sempre vinciamo, per il giubilo del nostro pubblico.
E a fine allenamento, o a fine partita, nello spogliatoio chiacchiere, programmi per la serata, propositi di schiacciare murare ricevere difendere alzare meglio la prossima volta… e nell’aria, il familiare profumo di bagnoschiuma all’albicocca.
Era la pallavolo old style, quella con il cambio palla e senza Libero. Era meravigliosa, anche quando Massi ci chiamava cariatidi, decerebrate, imbecilli e ci faceva trascorrere il tempo del timeout a fare tuffi davanti al pubblico o addominali. Alcune di noi lasciavano l’allenamento per sfregio, ma poi tornavano. Nonostante i modi non sempre ineccepibili, Massi era un bravo allenatore e ci faceva tirare fuori il meglio di noi.
Eravamo un gruppo meraviglioso, perché amavamo questo sport. Lo amiamo ancora, perché in quella palestra, passandoci la palla, sudando, ridendo e piangendo ci sentivamo vive come non mai, parte di qualcosa di eccezionale.
Un grazie alla mia squadra: Sabi, Barbara, Ale, Elisa, Katia, Bea, Lucia, Maria, Elena, Franca, Chiara e a tutte le altre della mitica squadra del Cus, e naturalmente a Massi, perché senza di lui tutto ciò non sarebbe stato possibile."



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