Se la persona che ami scopre di avere un tumore?

Una visita medica che ti cambia la vita

Oggi vi propongo un approfondimento che nasce da una mia esperienza. Vi racconterò un centesimo del percorso che mia moglie ha fatto: è stata operata di tumore al seno.
Sarà un argomento difficile, che molti eviteranno perché di tumore "non se ne parla nemmeno per scherzo". Invece, ne voglio parlare perché a volte capita di dover affondare le mani nel dolore più grande: il non sapere.
Sono passati più di cinque anni (quasi sei per la verità) da quel maledetto giorno. Il giorno in cui le hanno diagnosticato il tumore. A breve potremo dire che siamo usciti fuori dal tunnel, tra qualche mese ritorneremo ad essere normali, almeno rispetto alla malattia.
Perché la normalità del quotidiano ormai è andata, è scomparsa, noi due siamo diversi. Ne meglio ne peggio, siamo diversi.
Diversamente dalle tante pubblicazioni di persone che hanno vissuto la tragedia in prima persona, vorrei fornire uno spunto di riflessione e, se possibile, una sorta di aiuto a chi si trova a dover affrontare una malattia complessa e difficile come il tumore da spettatore.
Miki, la mia compagna, nel 2009 è andata a fare una visita di controllo, una di quelle che si dovrebbero fare ogni tanto per mettersi la coscienza apposto, però in quel caso il risultato ci ha preoccupato molto. Il medico che le ha fatto l'ecografia al seno, l'ha invitata ad andare a fare una mammografia con molta rapidità.
Il giorno successivo eravamo tutti e due in un altro studio medico.
Di solito considero le visite di controllo come tali: una seccatura dall'esito scontato. Fortunatamente mi sono accorto che qualcosa era andato male e ho deciso di accompagnarla a fare la mammografia. Non volevo si sentisse sola. Lei era preoccupata ed io ho accolto il suo timore mettendo in pausa il mio mondo fatto di stress e lavoro.

Mi ricordo che prima di entrare nello studio medico ho provato a scherzare, a fare il cretino per sdrammatizzare, ma lei non mi ascoltava per quanto era nervosa. Appena entrati è stata chiamata per fare l'esame e dopo dieci minuti Miki si è seduta vicino a me. Mi ha raccontato che il macchinario le aveva strizzato entrambi i seni, le avevano fatto una sorta di fotografia e che dovevamo aspettare una mezz'ora per avere la risposta.
Un nuovo silenzio è calato tra noi due. Dopo trenta minuti interminabili un dottore le ha chiesto di ripetere l'esame, c'era qualcosa che non lo convinceva. Abbiamo aspettato altri quindici minuti e finalmente un dottore, più anziano del primo, si è materializzato di fronte a noi, con un mezzo sorriso, le due mammografie in mano, lo sguardo mesto e ci ha detto: "Io non parlerei di neoplasia"!
Non capendo di cosa stesse parlando gli abbiamo chiesto spiegazioni, lui con molta calma ci ha detto qualcosa che posso riassumere in queste poche parole: Miki aveva qualcosa che non andava al seno sinistro, doveva operarlo di corsa in una struttura a nostro piacimento. Ci consigliava di togliere la massa, in ospedale avrebbero fatto una biopsia al tessuto asportato per capire cosa fosse realmente e successivamente i medici avrebbero scelto il percorso da affrontare.
In quell'istante Thor (il dio norreno, quello biondo, quello bello come il sole) si era materializzato nello studio e mi aveva colpito col suo martello in piena fronte!
Mi sentivo male, ero confuso, impaurito ma soprattutto ero impreparato alla notizia, non sapevo cosa fare. A posteriori vi posso dire che involontariamente ho fatto la cosa più importante, mi sono girato e ho guardato la mia compagna. Ho cercato di mettermi nei suoi panni e ho fatto l'unica scelta possibile, quella necessaria, quella che consiglio a tutti i parenti di un malato di tumore: ho provato ad usare il cervello.
Ho messo da parte le mie emozioni, mi sono sforzato di essere ragionevole, ho violentato il mio mondo interiore e ho scelto di sostenerla con tutte le forze che avevo.
Il vero dramma è che, oltre a stare vicino, non puoi fare nulla. Non hai potere di scelta. Puoi solo osservare e sostenere. Sei uno spettatore. Ascoltare e forse consigliare, mi raccomando con molta dolcezza e, se per caso, ti accorgi di non essere competente allora fai silenzio. Ascolta, tieni la mano al partner, falle sentire che le sei e le sarai vicino e... poco altro.
Quando la persona che amate viene travolta da una malattia vi sentirete storditi. Fate di tutto per rimanere presenti, siate il lato ragionevole, rimanete affianco al malato e pazientate.
Non so se tutto andrà bene, quello è un dono che non ho, però se riuscirete a rimanere affianco alla persona che amate avrete fatto il massimo possibile in una situazione del genere.
Coraggio!
Ps non siete soli... se avete bisogno di un consiglio contattatemi!

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