Mi sono divertito a fare una piccola ricerca sull’età dei candidati
alle prossime elezioni. Il più giovane dei possibili capi del governo potrebbe
essere un sessantenne, nella peggiore delle ipotesi potrebbe essere un signore
ultra settantenne che a fine mandato avrebbe più di 80 anni.
Mi spiego “in ordine alfabetico” e in funzione dei sondaggi, sono nella
condizione ipotetica di poter governare:
Bersani, candidato premier del Pd – 61 anni
Di Pietro, candidato premier IdV – 62 anni
Grillo, candidato premier M5S – 64 anni
Monti, candidato premier Ppe – 71 anni
Da destra a sinistra, dal basso all’alto, dai politici di professione
ai nuovi politici a fine mandato saranno tutti in età più che pensionabile.
Ho fatto un’altra ricerca e ho visto che il 73% della popolazione è
sotto i 60 anni di età (dati Istat al 31-12-2011) eppure ci rappresenterà e
prenderà decisioni una persona che ha più di sessantanni!
Questi sono numeri, dati oggettivi che tutti possono ricavare in 5
minuti di ricerche sul web, però questi numeri banali mi fanno venire in mente
un po’ di domande e alzare la temperatura.
Perché se non hai più di sessantanni non sei candidato premier credibile?
Fate attenzione, negli altri paesi del mondo la situazione è molto
simile, escluse Inghilterra, Russia e gli USA, tutte le altre nazioni
importanti economicamente hanno dei premier sessantenni o quasi.
Perché un cinquantenne, un quarantenne non ha la forza di farsi presentare
come candidato premier ed essere credibile in Italia?
Cerco di vedere le cose dalla prospettiva opposta. Questi giovani
politici sono i nati dal 1960 in poi, cioè quelli che hanno vissuto la
ricchezza e il benessere degli anni ottanta, l’opulenza degli anni novanta, la
bolla economica e speculativa degli anni duemila. Sono quelli che hanno
preferito fare carriera, lavorare, studiare, godere delle ricchezze del momento
e si sono allontanati dalla vita politica.
Oppure sono quelli che dopo aver faticato per trovare “un posto nel
mondo” (citando il titolo di un libro) si sono ritrovati a fare i conti con una
realtà complessa? Una realtà dove le assunzioni nei posti pubblici sono
bloccate, dove bisogna fare i portaborse per anni per avere un briciolo di
visibilità politica, dove gli anziani sono abbarbicati nelle loro posizioni di
potere e non vogliono abdicare al nuovo, dove gli accordi sono stati fatti e
non c’è possibilità di entrare in gioco.
O forse tutta la ricchezza e il benessere vissuto, la mortificazione
dell’intelligenza subita e accolta tra televisione spazzatura e globalizzazione
becera, hanno creato una fascia d’età di non-leader, adattati, sottomessi e
poco combattivi?
Da quarantenne mi chiedo: quanto siamo stati vittime di un sistema
conservatore e quanto siamo stati conniventi per comodo? La politica piena di privilegi è stata accettata
dalla massa, perché nel piccolo è convenuto a tutti partecipare ad uno scambio
di favori.
Cerco di facilitare la comprensione del mio pensiero attraverso degli esempi:
- il politico corrotto dava lavoro all’azienda di un amico o parente, il quale dava lavoro al cittadino che altrimenti avrebbe dovuto lottare per accedere ad un posto di lavoro
- accettare un sistema di pensionamento a 45 o a 50 anni era vantaggioso al momento, però non poteva essere sostenibile nel futuro. La cosa importante era accaparrarsi il privilegio, perché tutti gli aventi diritto l’avrebbero fatto, perché rimanere indietro?
- aiutare un’azienda in crisi concedendo la cassa integrazione guadagni permetteva a molte famiglie di sopravvivere e contemporaneamente arricchiva le casse di imprenditori inetti che in momenti di crisi hanno abusato del sostegno pubblico e in momenti di espansione dei mercati non hanno investito in un futuro indipendente dall’aiuto pubblico
Questi tre esempi di scambi di privilegi potrebbe essere infinito e
coinvolgerebbe praticamente tutti.
Il problema è che è diventato un sistema. Una sorta di educazione alla
mediocrità, alla ricerca del bene personale e non al bene collettivo.
Il fatto drammatico è che nella storia dell’uomo il sistema sociale si
è sempre retto sul benessere del singolo, il pensiero di uno stato sociale era
utopia e un errore nel sistema. Un virus da eliminare.
L’unico equilibrio possibile è quello di accettare scambi,
raccomandazioni, privilegi. Perché in fondo, siamo animali e gli animali
pensano alla propria sopravvivenza.
Quale branco si affiderebbe ad un giovane? Quale branco accetterebbe di
essere guidato da qualcuno che ha un’età molto inferiore degli anziani?
Pensate a quel ragazzo di trentanni che ha cercato di guidare un
popolo verso un’evoluzione sociale, che ha tentato di parlare di amore e condivisione.
Che fine ha fatto? In tre anni l'hanno fatto fuori. Ve lo immaginate uno con i capelli lunghi, la barba incolta,
vestito alla buona che si presenta alle elezioni?
Meglio affidarsi ad uno che le cose le conosce e sa come trattare le complicazioni
della vita. Meglio uno che ha conoscenze. Meglio uno sbarbato, capelli corti ed
ordinati, vestito bene, che parla in modo complicato e con qualche ruga. Il
cambiamento non fa parte del nostro branco, con calma, piano piano.
Fino alla
vera povertà, quando verrà messa in discussione la sopravvivenza allora
penseremo ad un giovane.



Ho letto con attenzione.
RispondiEliminaPurtroppo devo dire che ho un elemento fondamentale di dissenso: io NON credo nelle nuove generazioni e credo che siano impreparate e saccenti, anche in politica.
D'altra parte: o siamo in presenza di una falange potentissima di ultrasessantenni che, con la forza, impediscono a masse di giovani capaci di prendere i posti di rilievo, oppure forse non esiste una massa di giovani capaci... oppure ci sono solo giovani capaci e onesti, ma siccome tutto il mondo ragiona in modo disonesto, allora questo mondo vuole gli anziani.
In questo caso lo scenario è di un mondo in parte disonesto di suo e in parte sotto ricatto (sarebbe onesto se i giovani onesti fossero finalmente al potere).
Beh... sono pessimista: io credo che la maggior parte dei disonesti lo sarebbe comunque...
E quindi, in ultima istanza, la sola soluzione è, da parte delle schiere di giovani onesti, l'acquisto di ingenti quantità di napalm da utilizzare nei corridoi giusti. Poi si ricostruisce...
JLPIC, grazie per la risposta.
EliminaLa cosa paradossale è che si parla di nuove generazioni quando si nominano persone di 40/50 anni. Se penso a me stesso come neo quarantenne e penso alla mia esperienza professionale, non mi vedo come un giovane, impreparato e saccente. Piuttosto mi percepisco come un adulto, interessato e volenteroso. Perché non dovrebbero/potrebbero essere meglio di me alcuni cinquantenni?
E poi di saccenti, impreparati ce ne sono in tutte le fasce d'età...
Una cosa che vedo poco probabile è l'acquisto di ingenti quantità di napalm, richiederebbe corsi di formazione e accessi in aree ristrette :)
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
RispondiEliminaL'unico elemento sul quale mi sento di dissentire è il trentenne barbuto che in tre anni è stato fatto fuori. Lasciando stare le apologie (sia della laicità che del confessionismo), direi piuttosto che senza ricorrere al campo malfermo delle metafore religiose (storicamente da verificare), la tua analisi è già corretta, Massimiliano.
EliminaAnch'io credo che esista un meccanismo proprio come questo, una sorta di 'fila alla posta', dove chi è davanti a noi non acconsentirà mai ad aiutarci a far aprire un altro sportello, perchè perderà la priorità acquisita. Senza pensare che questa attesa sta uccidendo anche lui (e i suoi figli).
Il nostro è un paese che, per la sua particolare storia, non ha mai goduto di una cultura politica collettiva e condivisa. Nell'età contemporanea, poi, non ha nemmeno più goduto di una cultura tout-court, colpito dalla lungimiranza di un potere che ha coltivato l'ignoranza delle masse. Per questo credo -radicalizzando le tue considerazioni- che il problema "dell’età dei politici e della rivoluzione culturale" sia un fenomeno che riguardi noi in misura più stretta degli altri paesi. Pensiamo a quanti anni aveva Blair quando venne eletto la prima volta: io non credo che lui e l'Inghilterra facciano l'eccezione che tu dici, se anche il primo ministro svedese è un 'pischello' di 41 anni. L'eccenzione di gerontocrazia la facciamo noi con i nostri clientelismi quotidiani, noi che assumiamo giovani solo perchè le modalità contrattuali li favoriscono, salvo poi rimandarli a casa e ricominciare con altri giovani. Sono circoli viziosi che alimentano alienati senza prospettive, dove ormai i vecchi genitori pagano i mutui ai figli e sperano nella possibilità di raccomandarli, altrimenti non ci sarà nessuno che pagherà la loro pensione domani. Hai ragione, c'è ancora troppo benessere. Appena questo meccanismo si incepperà, speriamo che la miccia si accenda.
Perchè qui, nella Repubblica delle Banane, mica è detto...
Siamo d'accordo Francesca, sai quale vorrei fosse una soluzione?
EliminaInsegnare alle nuove e vecchie generazioni ad AGIRE coerentemente qualche valore. Quelli di cui molti si riempiono la bocca: famiglia, amore, rispetto, onestà, merito, libertà...